Cattedrale di San Lorenzo

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Cattedrale di San Lorenzo

La protobasilica cattedrale di San Lorenzo è il duomo cattolico di Trapani, in Sicilia, chiesa madre della diocesi omonima. È situata nel centro storico della città, lungo il corso Vittorio Emanuele. Ha la dignità di basilica minore.

Storia

Epoca normanna

L’antico edificio sorgeva nel primitivo quartiere «Palazzo» inserito nelle porzione di territorio ove era insediato il «Consolato della Nazione Genovese», denominato «Cappella di San Giorgio» del 1102, quest’ultimo santo patrono della Repubblica marinara dei Genovesi. La comunità genovese è presente a Trapani dedita al commercio e alle attività marinare fin dall’XI secolo, alleata del gran Conte Ruggero nell’opera di riconquista dell’isola per sottrarla al dominio arabo.

Epoca aragonese

Nel 1280 re Giacomo II di Aragona dispose la suddivisione del quartiere «Palazzo» in due ulteriori rioni denominati rispettivamente di «San Francesco» e di «San Lorenzo» per via della presenza dei rispettivi luoghi di culto in essi edificati.

1421, La chiesa è documentata come cappellania.

1434, Per volontà di Alfonso il Magnanimo il tempio fu elevato a parrocchia. Col patrocinio delle famiglie più facoltose presero avvio i lavori per la costruzione delle cappelle, prima fra esse quella dedicata a Santo Stefano martire, edificazione finanziata dalla famiglia Vento.

Epoca spagnola

1602, La diocesi di Mazara del Vallo, istituzione religiosa cui apparteneva la città di Trapani, rilascia il permesso per urgenti lavori di restauri dovuti al minacciato crollo delle strutture. Nel 1603 grazie alla raccolta di elemosine è avviata la costruzione dell’abside.

La prima impronta d’impianto basilicale è dovuta all’opera dell’architetto padre Bonaventura Certo, messinese, religioso dell’Ordine dei frati minori conventuali di San Francesco.

Epoca borbonica

La chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo di Mazara del Vallo Bartolomeo Castelli il 2 luglio del 1705. Nel 1736 fu elevata a collegiata.

1740, L’aspetto odierno risale al restauro settecentesco, ad opera dell’architetto Giovanni Biagio Amico, il quale perfezionò la costruzione con una bellissima cupola, le cupoline, il prospetto balaustrato, il portico tripartito con campanili e le cappelle laterali. In questo contesto furono realizzate la cantoria e il coro, l’altare maggiore con la sua tribuna, le statue ed angeli al di sopra per ornamento, al centro dell’abside il nome di Dio in ebraico, l’organo, il fonte battesimale, i confessionali, il pulpito. Il complesso dei lavori e i numerosi interventi di restauro determinarono nel 1788 l’istituzione della «Fabbrica del Duomo».

Nel 1794 gli interni furono maggiormente adornati di finissimi stucchi di gusto greco, di eleganti pitture del pennello di don Vincenzo Manno, palermitano, raffiguranti storie dell’Antico Testamento, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Atti degli Apostoli ed i più significativi episodi dei Vangeli. Numerose altre opere furono commissionate ai più affermati esponenti della scena artistica trapanese.

Epoca contemporanea

Nel 1844 Trapani fu elevata a sede vescovile con la costituzione della diocesi da parte di papa Gregorio XVI, il tempio di San Lorenzo fu elevato al rango di cattedrale ponendo fine all’annosa contesa con la collegiata di San Pietro Apostolo e la protobasilica di San Niccolò.

Dal 1975 al 1997 la Soprintendenza dei Beni culturali ed ambientali di Trapani ha seguito i lavori di restauro della chiesa. Nel 1990 fu realizzata la nuova cancellata a chiusura del pronao e, nel 1995 i nuovi arredi liturgici.

Esterno

La facciata della cattedrale di San Lorenzo martire è in stile barocco e presenta, nella parte inferiore, un pronao, mentre nella parte superiore ha un andamento curvilineo. Il pronao si compone di tre campate, a ciascuna delle quali corrisponde un arco a tutto sesto che si apre sull’esterno. La cancellata che chiude il pronao è stata realizzata in bronzo e ferro battuto da Ennio Tesei nel 1990 ed inaugurata il 29 giugno dello stesso anno. La parte superiore della facciata, priva di coronamento, è decorata da lesene ioniche e presenta, sul lato destro, un campanile con cuspide coperta da maioliche policrome.

Interno

L’interno della cattedrale, preceduto da un endonartece, è a croce latina, a tre navate separate da colonne tuscaniche, sei per lati, sorreggenti archi a tutto sesto. La navata centrale è coperta con volta a botte, mentre le due laterali sono coperte con volta a crociera; su queste ultime, si aprono le cappelle laterali, quattro per lato. Il transetto presenta, a ridosso delle pareti di fondo, due altari neoclassici con decorazioni geometriche in marmo: quello di destra è dedicato a San Lorenzo martire ed ospita la pala del Martirio di San Lorenzo, di Giuseppe Felice (XVII secolo); quello di destra, invece, è dedicato a Santo Stefano Protomartire ed ospita la pala Martirio di Santo Stefano di Domenico La Bruna (XVIII secolo). La crociera è coperta dalla cupola, contornata da quattro cupolini e sorretta da un originale tamburo esternamente a sezione quadrata, internamente a sezione circolare. La profonda abside ospita, incorniciato fra due colonne corinzie, il quadro Eterno Padre di Domenico La Bruna (XVIII secolo).

Il nuovo presbiterio post-conciliare, è stato realizzato nel 1995 da Umberto Benini Craparotta in marmi vari. Esso si compone dell’altare cubico, situato nell’abside, sormontato dal semplice ciborio, dalla cattedra, sotto l’arco trionfale e dal complesso dell’ambone, situato sotto l’ultimo arco di destra della navata centrale, costituito dal pulpito poggiante su quattro colonne, dal sottostante fonte battesimale e dall’ambone.

Ingresso.

Prima campata: Cappella di San Pietro, altare dedicato a San Pietro Apostolo. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante la Consegna delle chiavi a San Pietro, olio su tela di autore ignoto siciliano del XVIII secolo. Nell’ambiente è presente la statua lignea raffigurante il Sacro Cuore.

Seconda campata: Cappella dell’Ultima Cena. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante l’Ultima Cena, olio su tela di Vito d’Anna del XVIII secolo, opera ispirata all’omonimo capolavoro del fiammingo Pietro Paolo Rubens.

Terza campata: Cappella della Natività. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante l’Adorazione dei Pastori, olio su tela, opera del pittore fiammingo Geronimo Gerardi del 1631. Nell’ambiente è presente la statua marmorea di scuola gaginesca raffigurante San Lorenzo Martire degli inizi del XVI secolo.

Quarta campata: Cappella del Crocifisso. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante la Crocifissione, olio su tela di Antoon van Dyck del 1646, opera commissionata dopo il soggiorno siciliano del pittore fiammingo. Nell’ambiente è presente la sepoltura di suor Innocenza Riccio e il monumento al pittore Giuseppe Errante, opera di Leonardo Pennino.

Prima campata: Cappella di San Cristoforo, altare dedicato a San Cristoforo. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante San Cristoforo, dipinto su tela di Vincenzo Manno, alla parete è documentato un preesistente dipinto opera di Bernardino la Francesca. Nell’ambiente è presente la statua raffigurante San Pio di Pietrelcina.

Seconda campata: Cappella di San Giorgio, altare dedicato a San Giorgio. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante San Giorgio e il drago, olio su tela di Andrea Carreca del 1639c. Nell’ambiente è presente lo stemma della Repubblica marinara di Genova e la Croce commemorante la consacrazione della chiesa primitiva.

Terza campata: Cappella di Sant’Antonio di Padova, altare dedicato a Sant’Antonio di Padova. Sull’altare è collocato il dipinto raffigurante Vergine col bambino e Sant’Antonio di Padova, dipinto su tela di Giuseppe Felice del XVII secolo. Nell’ambiente è presente la statua lignea raffigurante San Giuseppe ed il bambino d’autore ignoto e il monumento dedicato a monsignore Filippo Iacolino, opera di Domenico Li Muli.

Quarta campata: Cappella della Deposizione. Sull’altare è collocato il dipinto di scuola fiamminga raffigurante la Deposizione dalla Croce, olio su tela di ignoto autore collocabile tra il 1634 e il 1636, opera ispirata all’omonimo capolavoro del fiammingo Pietro Paolo Rubens. Nell’ambiente è collocato il monumento dedicato al ciantro Diego De Luca, opera di Federico Siracusa.

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